Come coltivare il narciso, dalle origini alle tecniche di riproduzione, dalla separazione del bulbilli all’ interro in vaso o piena terra, dalla protezione dei bulbi all’estirpazione, conservazione e reimpianto.
Originari delle regioni dell’Area mediterranea, i narcisi, della famiglia delle Amaryllidaceae genere Narcissus, conosciuti con il nome volgare di tromboni, contano oltre 50 specie, cui si aggiungono un centinaio di ibridi naturali e alcune decina di migliaia di ibridi orticoli, conseguenza di incroci realizzati dagli ibridatori. Tra le specie che crescono spontanee nel nostro paese, troviamo il Narcissus poeticus, conosciuto come Fior di Maggio o Narciso selvatico. Il narciso, bulbosa perenne, caratterizzata da foglie carnose e nastriforme, lunghe 20-30cm, che fanno da guaina al fusto centrale, da fine inverno a tutta la primavera produce un infiorescenza dall’odore penetrante, cui deve il nome (dalla parola greca narkào che significa stordisco). I fiori singoli e apicali sono formati da un involucro esterno tubiforme di colore bianco, che ospita al centro una corona giallastra, mentre il frutto è costituito da una capsula ovoidale.
non teme il freddo e predilige una posizione a mezzombra, servita dal sole per alcune ore della giornata. Vive bene in un terreno freso, leggero e ben drenato. Per migliorare il drenaggio, in giardino si consigliano aiuole rialzate. In presenza di esposizioni particolarmente avverse, avremo piante esili e fioriture poco rigogliose.
Per separazione dei cespi o meglio dei bulbilli. Una volta realizzati ibridi di particolare bellezza, perché non si modifichino nel tempo, vanno riprodotti esclusivamente con la tecnica agamica della divisione dei cespi, che garantisce nuovi esemplari con identiche caratteristiche genetiche della pianta originaria.
Da settembre a novembre, ma nelle zone a clima temperato caldo anche fino a gennaio, i bulbi vanno piantati ad una profondità pari a 1-2 volte la loro grandezza, in funzione della compattezza del terreno. Più compatto è il substrato, meno vanno interrati i bulbi, distanziandoli di 25-30cm. Per le cultivar a scopo professionale si utilizzano serre, che possono essere o meno riscaldate.
Nelle regioni a clima temperato caldo, tipo le aree delle Coste del Centro Sud del nostro paese, i narcisi delle specie precoci, come il Narcisus Tazzetta, l’Ariel, la Galilea, l’Omri, ecc., assicurano le prime fioriture già in autunno, purché le temperature notturne si mantengono intorno allo zero, grado in più grado in meno. Le specie a fioritura autunnale, tipo le tazzette si prestano ad essere coltivate in vaso, per dare colore alle case durante le feste più attese dell’anno, le feste natalizie.
Regolare, il narciso predilige un terreno fresco, ma teme i ristagni idrici. Per le piante coltivate in piena terra o in vaso all’esterno, scopo delle annaffiature è quello di integrare le piogge. Pertanto, gli interventi si concentrano essenzialmente durante la stagione estiva ed in misura minore durante la primavera, anche se il periodi di vegetazione del narciso inizia con la fine di febbraio, si concentra tra marzo aprile, per completarsi con il mese di maggio, periodi durante i quali le piogge sono abbastanza frequenti.
Salvo prolungati periodi di siccità, gli interventi vanno sospesi durante la stagione invernale e autunnale. In funzione della fase vegetativa della pianta, le annaffiature vanno sospese quanto le foglie ingialliscono e peri bulbi inizia il periodo di dormienza. A scopo indicativo, durante l’estate potrebbe essere necessario innaffiare tutti i giorni, finché permane la parte aerea della pianta, mentre durante la primavera potrebbe essere sufficiente innaffiare una volte la settimana. Maggiore attenzione richiedono le piante in vaso, in considerazione della limitata quantità di terreno di cui dispongono le radici, che non sono libere di espandersi a proprio piacimento alla ricerca di terreno più fresco, senza perdere mai di vista che le piante muoiono più per eccesso che per carenza d’acqua.
Oltre alla importante fertilizzazione, con concime organico, in occasione della preventiva preparazione del terremo destinato all’impianto dei bulbi, per una vegetazione e fioritura rigogliosa, durante la stagione vegetativa, ed in particolare durante la fioritura, ogni 30-45 giorni, è opportuno diluire concime liquido a base di fosforo e potassio nell’acqua destinata all’innaffiature.
Nelle regioni con clima temperato caldo, caratterizzato da estete lunghe e inverni miti, risulta sufficiente proteggere i bulbi con un’adeguata pacciamatura da realizzare ai piedi delle piante con agritessuto, uno strato di paglia, fogliame o fieno, mentre in presenza di un clima temperato freddo, con inverni lunghi e rigidi, la pacciamatura potrebbe risultare insufficiente, per cui con l’arrivo dei primi freddi è necessario estirpare i bulbi, lasciarli asciugare per qualche giorno, pulirli dell’eventuale terriccio di cui sono coperti e conservarli fino alla primavera successiva in un letto di sabbia o segatura, in un luogo asciutto e ventilato. Indipendentemente dalla protezione o estirpazione invernali, i bulbi vanno estirpati ogni 3-4 anni, in funzione di quanto risultano distanziati. Quanto più risultano ammassati tanto prima vanno rimossi, lasciati asciugare per alcuni giorni, puliti e separati dai bulbilli. E’ questa un’operazione da eseguire verso la fine della stagione estiva. Il reimpianto dei bulbi, può avvenire subito o dopo che hanno trascorso l’inverno in un luogo asciutto e ventilato. La salubrità del luogo di conservazione (areazione e assenza di umidità) è molto importante, dal momento che durante il periodo di dormienza essi sono più facilmente attaccabili da patologie fungine, a seguito delle quali perdono consistenza e marciscono. L’eventuale bulbo colpito da marciume va rimosso quanto prima, per evitare che l’infezione si trasmetta ai bulbi vicini. Per cercare di evitare o contenere l’inconveniente, è opportuno programmare un trattamento preventivo con appropriati fungicida a largo spettro. Per lo stesso motivo, l’impianto dei bulbi deve essere fatto in un terreno asciutto e ben drenato, rimandando l’operazione se ha piovuto da poco o si prevedono imminenti piogge.
Pur essendo una pianta abbastanza rustica, il narciso, in presenza di condizioni ambientali avverse e pratiche colturali errate, può diventare vittima di malattie da fungo o preda di insetti.Tra le malattie fungine, troviamo: il marciume scuro del bulbo, che colpisce i bulbi ma provoca l’avvizzimento della parte aerea della pianta; il marciume delle foglie e de fiori, che colpisce la parte aerea della pianta con macchie scure, cui segue il marciume della pianta nel suo complesso, che viene investita da una patina di muffa grigia, cui si aggiungono; la muffa bianca, la muffa verde e il seccume delle foglie. Tra i parassiti animali, troviamo l’acaro del bulbo, che con le sue punture crea potenziali vie d’infezioni, e le larve della mosca dei bulbi che divorano i bulbi.
In vaso per ornare appartamenti, balconi e terrazzi; in giardino per creare aiole o come pianta da bordura; come pianta per giardini rocciosi; industrialmente si coltiva per la produzione fiore reciso, mentre la sua essenza pungente viene utilizzata nella preparazione dei profumi.
Il prezzo di un bulbo di narciso può superare i 200 euro circa, per una varietà di rara bellezza, realizzata da poco (almeno per i primi anni), in quanto la moltiplicazione degli stessi è molto lenta. Basti pensare che occorrono tre anni perché un bulbo adulto possa produrre due nuovi bulbi. Pertanto, anche se la moltiplicazione è geometrica (1-2-4-8-16-32-64……….), i tempi per la commercializzazione su larga scala di un nuovo ibrido restano comunque lunghi; i narcisi sono forse le bulbose maggiormente coltivate in tutta Europa; perché i bulbi risultino in grado di assicurare una rigogliosa vegetazione e fioritura durante la nuova stagione vegetava, è necessario che la precedente non venga interrotta prima che giunga a capolinea, in modo da lasciare ai bulbi il tempo necessario per assimilare sufficienti risorse (in pratica, bisogna curare la parte aerea della pianta, anche una volta terminata la fioritura, senza recidere gli steli fino a quando non disseccano naturalmente).
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